23  mar
Sul Futuro

Bhè che dire… Sono ormai vicino. Sono vicino al diventare grande, all’andare via di casa, ad essere indipendente, al poter farmi chiamare “Ingegnere”… insomma, il futuro che sognavo ed immaginavo 10 anni fa sta per arrivare.

E questa frase significa:”si mi manca solo una materia alla laurea”…Ma SSSHHH non diciamolo a nessuno e tocchiamo palle ancora più forte. :D

Negli ultimi giorni, mi si è e mi hanno posto la domanda sul cosa fare dopo. Bene. Diciamocelo. Oltre Dota, non ho le idee troppo chiare. Il periodo in cui ci troviamo secondo me è parecchio demoralizzante: la crisi, la caduta dei valori e la precarietà sono solo pochi dei tanti fattori che affliggono questo decennio. Non si può stare tranquilli in questi ultimi anni: pochi soldi, puttanelle, mafiosetti e figli di merda che sono ogni dove ed il pensiero di non potere avere un cazzo di lavoro fisso che permette di poter fare progetti a lungo termine, come comprare una casa o un buon cluster, incude un latente senso di angoscia e amarezza in ogni momento.

Sul lavoro precario poi… Mi hanno chiesto se voglio/vorrò fare il Dottorato di Ricerca. Ora. Ma dico io, Santo Dio, già il lavoro per ora è di per sé precario; fare il dottorato è praticamente voler prendere 3 anni della propria vita e bruciarli a 900 euro al mese con aspettative e probabilità NULLE di progredire. Cioè, mentre con un lavoro “normale” c’è una minima possibilità di progresso di carriera, facendo il dottorato si afferma direttamente di non voler progredire!

Che si fotta il dottorato. O no ?

Detto ciò, mi godo l’ultimo giorno di vacanza che da domani si riprende a studiare per la materia. Per l’ultima volta.

Buon MarteDota a tutti!

Posted by ...e..., filed under Blog. Date: marzo 23, 2010, 1:22 pm | 2 Comments »

16  set
Time has come

Sembra che abbiano un bollino in fronte con su scritto “Sono una matricola”, i nuovi ragazzetti che ogni anno, illusi e molto – troppo -, sicuri di sè, puntuali ad inizio settembre popolano la facoltà di Ingegneria.

E sono ogni anno gli stessi. Cioè. Non “gli stessi”. Ma hanno tutti la stessa faccia, la stessa arroganza e la stessa presunzione di essere i padroni della scienza.

Li si riconosce subito: vestitino pulito, capelli sempre perfetti, barba ancora puerile e sempre ben modellata, macchinina nuova appena comprata da papi, zainetto all’ultimo grido, occhiali da sole, sigaretta sull’orecchio – Marlboro Lights o Pallmall…forse la prima che abbiano mai fumato -, e, cosa che più da fastidio, sempre che schiamazzano in gruppo, come piccoli asini eccitati, ignari che tra pochi mesi il “gruppo” si scioglierà, perchè molti avranno abbandonato, ed i pochi restanti, avranno, finalmente, capito che non sono ad una sfilata di moda o ad un bordello, ma in posto in cui c’è gente – anziana come me – che studia e non vuole rotti i coglioni.

Questi, ovviamente, i maschietti.

Le femminuccie che hanno invece deciso di frequentare questo corso di laurea si distinguono, e qui non generalizzo, in 3 tipi:

1) la ragazza veramente studiosa: arriva sempre per prima in aula, veste casual, ha uno zaino gigante pieno di libri ed appunti di tutti le persone degli anni precedenti, sa TUTTO riguardo orari/professori/ricevimenti/programmi/esami/appunti/persone/etc. Non è intelligente. Ma si laurea in breve, con 110 e lode. Lavorerà in una grande ditta, dove prenderà 860 € al mese, più il premio produzione. Ovviamente pensa che “Pene” sia o un errore di digitazione – volendo intendere “Bene” -  o il modo in cui i pugliesi dicono “Pane”.

2) la ragazza che non sa che fare: arriva ad ingegneria per scelta dei genitori o perchè ha la facoltà sotto casa. Si fa un po’ i cazzi suoi, non conosce nessuno, non sa mai niente, ma in un modo o nell’altro si da le sue materie per laurearsi con i tutti 21 per finire a lavorare al municipio, timbrando le carte d’identità e, cosa ben più grave, guadagnerà ben 1200 € al mese, più della “ingegnera” al punto (1)

3) la ragazza zoccola: a questa categoria appartengono il 94% delle iscritte ad ingegneria. Quasi sicuramente fanno ingegneria Civile. Ovviamente non sanno che ingegneria si scrive senza la “i” tra la “g” e la “e”. Nessuno gliel’ha mai detto perchè troppo impegnati a guardarne il seno, sempre in evidenza, grazie a vestiti attillatissimi che poco lasciano all’immaginazione. Questa studentessa è la rovina dello sfigato di turno: gli si avvicina con un sorriso a 32 denti e, con una voce da Natasha Kiss, gli chiede se le farà copiare il compito. E questi, illuso di scoprire finalmente questo misterioso mondo della “vagina”, diventa il suo schiavo personale: le farà l’esame di Scienze delle costruzioni, le dirà cosa ripetere – a memoria – al prof all’esame,… ma quando sarà il momento di un suo “ringraziamento”, ecco che lei “ZAK” chiude tutto per riprendere la tiritera con un altro. Quando ormai raggiunge gli ultimi anni, avendo esaurito tutti i fessi della facoltà, passa ai professori o agli assistenti. O a tutti e due contemporaneamente. Si laurerà in un bel po’ di tempo, con un voto del tutto sconosciuto a priori. Lavorerà presso una grande azienda, dirottando il proprio incarico sul fesso di turno, che le regalerà, ancora una volta, il suo lavoro. Guadagnerà 2900 euro al mese. 900 in ditta, 2000 per strada :)

OK OK OK. Non dirò più cattiverie sulle donne. Promesso.

…OPS :D

Posted by ...e..., filed under Blog. Date: settembre 16, 2008, 5:04 pm | No Comments »

Come passa il tempo. Saranno stati 5 o forse 6 anni fa che mi iscrissi all’università.

Al quel tempo ero convinto che avrei spaccato tutto, che sarei stato il migliore, che il mondo era in mano mia. Al quel tempo ero eccitato ogni mattina, perchè mi alzavo presto per andare in facoltà a seguire i corsi, a partecipare alle lezioni, a confrontarmi con gli altri, e, perchè no, a non vedere l’ora di fare esami per dimostrare – a chi poi? – che valevo. Che un cazzo di numero sul mio ora logoro libretto universitario potesse fare di me una persona migliore.

Per carità. Era il mio scopo di vita collezionare materie.

E d’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione.

Si. Mi ritengo un cervelluto, un superiore, uno che sa tutto. Ed in effetti forse, nel mio campo, potrei anche azzardare di dire di esserlo. Per carità, non _so_tutto_ nel senso letterale del termine. Ma mi reputo uno che capisce le cose. Forse troppo velocemente. Di quella velocità che mi rende magari un po’ superficiale, che mi fa tendere ad improvvisare tutto. Spesso mi riesce. A volte no.

E questo non avere sempre successo mi crea paura. E la paura mi fotte.

Tutto questo per dire cosa? Semplicemente che fare esami all’università mi sembra, ora, una cosa insormontabile, una lotta contro il professore di turno, per dimostrare non che si ha studiato o si  ragioni, ma che si ha avuto la stupidità di essere riuscito ad imparare – a memoria ? – quelle cose che lostesso vuole sentirsi ripetere all’esame per beccarsi la materia.

Ed io non lo so fare più. E mi incazzo.

Posted by ...e..., filed under Blog Privato. Date: agosto 31, 2008, 4:11 pm | No Comments »