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Settembre si sente nell’aria.
Settembre è tra i 12 mesi più tristi dell’anno. L’estate è finita. Ed a ricordarlo, oltre il fatto che domani, 15, riprendono le lezioni all’università, in questi ultimi due giorni è arrivato anche il brutto tempo.
Ma non brutto brutto brutto, con pioggia torrenziale, vento e gelo. No. Perchè quel clima direbbe :”Ehi! è inverno. Copriti. Devi studiare. Non puoi sempre uscire…” ed altre cose del genere, che fanno venire i sensi di colpa per il poco impegno accademico.
No. Piove. Poco. Qualche goccina ogni tanto, per pochi minuti. Bagna le strade, copre il cielo di una coltre di nubi grigio fumo, dà un velo di lucido ai comignoli del tetto laterizio qui davanti, rende viscido l’asfalto grigio, incupisce il mare e mette nell’aria quell’odore di pioggia che chissà da quanti mesi non si assaporava…
Quell’ odore, che forse si cercava di ricordare nella calda ed afosa estate, nei momenti più sudati, forse in cerca di un’illusione di fresco ristoro, ora è qui. Lo si annusa, lo tasta, lo si vede..lì proprio a qualche passo dalla scrivania, dove il vetro sporco di sabbia di Luglio, lascia trasparire da fuori questi lunghi e sempre uguali pensieri malinconici.
E si aspetta, forse ansiosi, forse stufi, forse stanchi, ma di certo con quella lacrima che solo per orgoglio non vuole uscire, che la monotonia e lo stress della vita “invernale” arrivino, come un lento banco di nebbia davanti al naso, tristi, come li si aveva lasciati.


