Ognuno in ogni parte li chiama in un modo diverso: Zaurdi, truzzi, zarri, tamarri, mammuriani, grezzi, gretti, giostroti,…
ma tutti questi termini, con le loro piccole localizzazioni, stanno ad indicare lo stesso lurido tipo di persona che ora descrivero’:
Eccoli: vestiti super aderenti, comprati o al mercato fasulli, o rubati, rigorosamente di colori molto forti, spesso scoordinati, capelli corti nella parte posteriore della testa,e sopra alzati con una quantità incommensurabile di GIEL, comprato a barattoli da 2 chili per 59 centesimi al mercatino. Occhiali in celluloide molto molto spessi di marche tipo “armeni gins” , “dolci e gabbina”, “rei bann”, “kevin clain”, “trussardo”, etc…
per quello che concerne il linguaggio, la lingua da questi parlata si divide in due tipologie: o parlano in INDIALETTO molto volgare che rasenta un misto tra il grugnito e il verso sguaiato delle scimmie, oppure quelli più fini, degli alti borghi cittadini, parlano un italiano che è una traduzione finta del dialetto.. per esempio la frase dialettale :”cumpari haiu nu stereu nta machina troppu abbummiato” (cfr. “amico, ho uno stereo in macchina molto potente”) diventa”compare, ho uno stereo nella machina troppo abbommiato”.. e frasi simili..
ed invece è proprio la “machina” il punto di forza dello zallo tipo: nira, gialla o russa, ‘a machina è truccatissima, con uno spoiler (“a gonnellina”) alto 80 cm, con i cerchi (“cecchi”) in lega, l’adesivo della ferrari (“ferari”) o sul cofano anteriore o posteriora (“d’arreti”).
Lo stereo abbummiato invece è sempre un Clarion che riesce ad erogare non meno di 500Watt, che spesso è accompagnato da un lettore ddivviddì e ddivviicccs che sempre riproduce film Fast and Furious, la trilogia.
Per quanto concerne la musica invece, lo stereotipo dello zallo si divide in ben tre categorie: lo zallo discotecaro che sempre fa riprodurre alla propria machina le hits del momento da discoteca, lo zallo nostalgico, che diffonde in tutta la città la disco di qualche anno fa, fino agli 90, con gum gum e similia, ed infine lo zallo “fino” che sente il commerciale dagli ultimi 10 anni, fino alle ultime uscite..
Tutte e tre le categorie hanno pero’ un genere comune: LA MUSICA NAPOLETANA, con Nino D’Angelo e Gianni Celeste (Cieleste).
Ogni zzallo ha la sua “zzita” e se non ce l’ha cerca di adescare (“sconcica”) o le ragazze altrui o quelle “libbere”, chiamandole da lontano con frasi romantiche tipo “chi bellu culu chi hai!” – “futtemu?” – “a voi ‘nfilata?” o quelli più dotti e colti, ossia quelli che sono arrivati alle medie, usano dire “sei bellissima, ci conosciamo?”, che anzi sono frasi ammirevoli che sfiorano addirittura l’ “itagliano”.
in ambito sociale gli zalli si dividono in gruppi, tutti maschi e poche ragazze (fimmini): lo scopo del gruppo e conquistare le poche ragazze, dopo di che il gruppo si sciolglie e se ne riforma un altro, tutti pero’ rigorosamente dello stesso rione senza mischiare giostroti con camaroti o annunziatoti.
dopo tutto ciò posso concludere che: “lo zallo è il confine tra l’uomo e l’animale”.
il dubbio che mi rimane, e spesso cerco di chiarirmi, è : ” ma gli zalli sanno di essere zalli? o si sentono normali? chi sono gli zalli, secondo gli zalli stessi?”